LA PARTICELLA "CHE"
Quanti significati puo avere la particella "Che"?
Cominciamo col dire che essa può essere una congiunzione oppure un pronome relativo oppure ancora un pronome interrogativo o, infine, un avverbio interrogativo o esclamativo.
Come congiunzione, può introdurre una proposizione dichiarativa. Es. Mi hanno detto che oggi è giovedi.
Dal punto di vista sintattico, la proposizione dichiarativa è un vero e proprio complemento oggetto oppure un soggetto (e, infatti, in latino la proposizione dichiarativa si chiama proposizione oggettiva o proposizione soggettiva). D'altronde essa risponde esattamente alla domanda: che cosa? "Mi hanno detto" che cosa? "che oggi è giovedi". Come dire: "Ho mangiato" che cosa? "un panino". Cioè, la proposizione "che oggi è giovedi" equivale, nè più nè meno, a un complemento oggetto.
In altri casi, però, la proposizione dichiarativa, equivale a un soggetto. Es.:" E' certo che oggi è giovedi ". Infatti, se ci chiediamo qual è il soggetto di "è certo", quel soggetto è proprio la proposizione dichiarativa seguente. Proviamo, dunque, a fare l'analisi logica: che oggi è giovedi=soggetto; è=copula; certo=predicato nominale.
Analisi periodale di "Mi hanno detto che oggi è giovedi". Mi hanno detto=proposizione affermativa (principale, reggente della proposizione successiva); che oggi è giovedi=proposizione dichiarativa (secondaria, dipendente di primo grado dalla principale).
Torniamo alle altre funzioni di "che".
"E' meglio tornare a casa, che è tardi". In questo caso, "che" è sostitutivo di "perchè". Pertanto, quel "che è tardi" è una proposizione causale.
"Apri la finesta con delicatezza, che non venga giù il vetro". Qui il "che" sostituisce "affinchè" e, dunque, siamo di fronte a una proposizione finale. E' per questo che il verbo va al congiuntivo, come in qualunque proposizione finale esplicita. Apri la finesta con delicatezza=proposizione principale imperativa, reggente rispetto alla finale successiva. che non venga giù il vetro=proposizione secondaria finale, subordinata alla principale.
"Che venga subito! Si fa tardi". In questo caso, il che regge una proposizione esortativa (sempre al congiuntivo). La proposizione esortativa è una proposizione principale, cioè autosufficiente. Quindi, qui siamo in presenza di due proposizioni princiipali. Che venga subito=proposizione principale esortativa. Si fa tardi=proposizione principale affermativa.
"Che bello!". Qui il "che" è un avverbio esclamativo, che precede una proposizione esclamativa. "Che bello!" è una vera e propria proposizione principale. Non bisogna lasciarsi ingannare dal fatto che manchi il verbo. E', infatti, sottinteso il verbo "è". Proviamo a fare l'analisi logica. Che=avverbio esclamativo; bello=predicato nominale; (è)=copula, sottintesa; (questo)=soggetto, sottinteso.
"Che pago?". Questo "che" sostituisce l'avverbio quantitativo "quanto". La proposizione è interrogativa, principale.
Infine, il "che" con valore di pronome relativo. "Il film, che ho visto ieri sera, era davvero bello".
"Il signore, che è entrato nel bar, è un mio vecchio amico". "Compra un po' di pane, che sia fresco".
Analisi del periodo:
Il film era molto bello=proposizione principale affermativa, reggente della successiva subordinata;
che ho visto ieri sera=proposizione secondaria relativa, subordinata di primo grado alla principale.
Il signore è un mio vecchio amico=proposizione principale affermativa, reggente della successiva subordinata;
che è entrato nel bar=proposizione secondaria relativa, subordinata di primo grado alla principale.
E ora attenzione!
Compra un po' di pane=proposizione principale imperativa, reggente della successiva subordinata;
che sia fresco=proposizione secondaria relativa con valore di proposizione finale, subordinata di porimo grado alla principale.
Perchè proposizione relativa con valore finale? In questo caso, il "che" significa "il quale", ma anche "affinchè". Cioè, regge una proposizione che è, al contempo, relativa e finale. E, infatti, in quanto finale, coniuga il proprio verbo al congiuntivo.
In analisi logica, il "che" della prima proposizione è un complemento oggetto; il "che" della seconda, un soggetto; il "che" della terza un soggetto
E COL "CHE", PER OGGI, CI FERMIAMO QUI.