IL PARTICIPIO PRESENTE
Il participio presente (al participio passato, del gerundio presente e passato, dell'infinito presente e passato) serve, o dovrebbe servire, a rendere nella forma implicita le proposizioni esplicite (in particolare, le proposizioni relative). In latino, ma anche in quasi tutte le lingue moderne, il participio presente sostituisce la relativa esplicita, allorquando essa abbia lo stesso soggetto della reggente.
In latino: Sulla misit legatos pacem petentes=Silla inviò dei luogotenenti, che chiedessero la pace (e non, come scriverebbero alcuni pennivendoli, "per chiedere la pace", perchè qui il che si riferiche a luogotenenti e non a Silla; dunque, i soggetti di reggente e subordinata sono differenti). Qui, però, ci troviamo di fronte a una relativa che è anche una finale. Ciò vuol dire che i latini usavano il participio presente anche per esprimere una proposizione finale. La traduzione letterale in italiano sarebbe: Silla inviò dei luogotenenti chiedenti la pace.
In inglese: I have an italian speaking teacher=ho un insegnate che parla italiano. Letteralmente: ho un insegnate parlante italiano.
In italiano, il participio presente viene quasi esclusivamente usato come attributo, predicato nominale o come sostantivo. "Qualificante, sconfortante, ricevente, trasmittente, regnante, componente, dirigente, ecc." sono usati come aggettivi o sostantivi a seconda dei casi. Si dice, pertanto, "i componenti della commissione", "i peroranti della causa", e non "i componenti la commissione", "i peroranti la causa", come diversi pennivendoli scrivono, pensando di essere in presenza di un verbo e non di un participio sostantivato.
Mi fermo qui. Analizzeremo, in seguito, l'uso del participio passato, del gerundio presente e passato, dell'infinito presente e passato. Ci sarà da divertirsi. (Cosa sarà ma quel "da divertirsi". Boh! Lo vedremo la prossima volta.
úterý 15. října 2013
čtvrtek 10. října 2013
LA PARTICELLA "CHE"
Quanti significati puo avere la particella "Che"?
Cominciamo col dire che essa può essere una congiunzione oppure un pronome relativo oppure ancora un pronome interrogativo o, infine, un avverbio interrogativo o esclamativo.
Come congiunzione, può introdurre una proposizione dichiarativa. Es. Mi hanno detto che oggi è giovedi.
Dal punto di vista sintattico, la proposizione dichiarativa è un vero e proprio complemento oggetto oppure un soggetto (e, infatti, in latino la proposizione dichiarativa si chiama proposizione oggettiva o proposizione soggettiva). D'altronde essa risponde esattamente alla domanda: che cosa? "Mi hanno detto" che cosa? "che oggi è giovedi". Come dire: "Ho mangiato" che cosa? "un panino". Cioè, la proposizione "che oggi è giovedi" equivale, nè più nè meno, a un complemento oggetto.
In altri casi, però, la proposizione dichiarativa, equivale a un soggetto. Es.:" E' certo che oggi è giovedi ". Infatti, se ci chiediamo qual è il soggetto di "è certo", quel soggetto è proprio la proposizione dichiarativa seguente. Proviamo, dunque, a fare l'analisi logica: che oggi è giovedi=soggetto; è=copula; certo=predicato nominale.
Analisi periodale di "Mi hanno detto che oggi è giovedi". Mi hanno detto=proposizione affermativa (principale, reggente della proposizione successiva); che oggi è giovedi=proposizione dichiarativa (secondaria, dipendente di primo grado dalla principale).
Torniamo alle altre funzioni di "che".
"E' meglio tornare a casa, che è tardi". In questo caso, "che" è sostitutivo di "perchè". Pertanto, quel "che è tardi" è una proposizione causale.
"Apri la finesta con delicatezza, che non venga giù il vetro". Qui il "che" sostituisce "affinchè" e, dunque, siamo di fronte a una proposizione finale. E' per questo che il verbo va al congiuntivo, come in qualunque proposizione finale esplicita. Apri la finesta con delicatezza=proposizione principale imperativa, reggente rispetto alla finale successiva. che non venga giù il vetro=proposizione secondaria finale, subordinata alla principale.
"Che venga subito! Si fa tardi". In questo caso, il che regge una proposizione esortativa (sempre al congiuntivo). La proposizione esortativa è una proposizione principale, cioè autosufficiente. Quindi, qui siamo in presenza di due proposizioni princiipali. Che venga subito=proposizione principale esortativa. Si fa tardi=proposizione principale affermativa.
"Che bello!". Qui il "che" è un avverbio esclamativo, che precede una proposizione esclamativa. "Che bello!" è una vera e propria proposizione principale. Non bisogna lasciarsi ingannare dal fatto che manchi il verbo. E', infatti, sottinteso il verbo "è". Proviamo a fare l'analisi logica. Che=avverbio esclamativo; bello=predicato nominale; (è)=copula, sottintesa; (questo)=soggetto, sottinteso.
"Che pago?". Questo "che" sostituisce l'avverbio quantitativo "quanto". La proposizione è interrogativa, principale.
Infine, il "che" con valore di pronome relativo. "Il film, che ho visto ieri sera, era davvero bello".
"Il signore, che è entrato nel bar, è un mio vecchio amico". "Compra un po' di pane, che sia fresco".
Analisi del periodo:
Il film era molto bello=proposizione principale affermativa, reggente della successiva subordinata;
che ho visto ieri sera=proposizione secondaria relativa, subordinata di primo grado alla principale.
Il signore è un mio vecchio amico=proposizione principale affermativa, reggente della successiva subordinata;
che è entrato nel bar=proposizione secondaria relativa, subordinata di primo grado alla principale.
E ora attenzione!
Compra un po' di pane=proposizione principale imperativa, reggente della successiva subordinata;
che sia fresco=proposizione secondaria relativa con valore di proposizione finale, subordinata di porimo grado alla principale.
Perchè proposizione relativa con valore finale? In questo caso, il "che" significa "il quale", ma anche "affinchè". Cioè, regge una proposizione che è, al contempo, relativa e finale. E, infatti, in quanto finale, coniuga il proprio verbo al congiuntivo.
In analisi logica, il "che" della prima proposizione è un complemento oggetto; il "che" della seconda, un soggetto; il "che" della terza un soggetto
E COL "CHE", PER OGGI, CI FERMIAMO QUI.
Quanti significati puo avere la particella "Che"?
Cominciamo col dire che essa può essere una congiunzione oppure un pronome relativo oppure ancora un pronome interrogativo o, infine, un avverbio interrogativo o esclamativo.
Come congiunzione, può introdurre una proposizione dichiarativa. Es. Mi hanno detto che oggi è giovedi.
Dal punto di vista sintattico, la proposizione dichiarativa è un vero e proprio complemento oggetto oppure un soggetto (e, infatti, in latino la proposizione dichiarativa si chiama proposizione oggettiva o proposizione soggettiva). D'altronde essa risponde esattamente alla domanda: che cosa? "Mi hanno detto" che cosa? "che oggi è giovedi". Come dire: "Ho mangiato" che cosa? "un panino". Cioè, la proposizione "che oggi è giovedi" equivale, nè più nè meno, a un complemento oggetto.
In altri casi, però, la proposizione dichiarativa, equivale a un soggetto. Es.:" E' certo che oggi è giovedi ". Infatti, se ci chiediamo qual è il soggetto di "è certo", quel soggetto è proprio la proposizione dichiarativa seguente. Proviamo, dunque, a fare l'analisi logica: che oggi è giovedi=soggetto; è=copula; certo=predicato nominale.
Analisi periodale di "Mi hanno detto che oggi è giovedi". Mi hanno detto=proposizione affermativa (principale, reggente della proposizione successiva); che oggi è giovedi=proposizione dichiarativa (secondaria, dipendente di primo grado dalla principale).
Torniamo alle altre funzioni di "che".
"E' meglio tornare a casa, che è tardi". In questo caso, "che" è sostitutivo di "perchè". Pertanto, quel "che è tardi" è una proposizione causale.
"Apri la finesta con delicatezza, che non venga giù il vetro". Qui il "che" sostituisce "affinchè" e, dunque, siamo di fronte a una proposizione finale. E' per questo che il verbo va al congiuntivo, come in qualunque proposizione finale esplicita. Apri la finesta con delicatezza=proposizione principale imperativa, reggente rispetto alla finale successiva. che non venga giù il vetro=proposizione secondaria finale, subordinata alla principale.
"Che venga subito! Si fa tardi". In questo caso, il che regge una proposizione esortativa (sempre al congiuntivo). La proposizione esortativa è una proposizione principale, cioè autosufficiente. Quindi, qui siamo in presenza di due proposizioni princiipali. Che venga subito=proposizione principale esortativa. Si fa tardi=proposizione principale affermativa.
"Che bello!". Qui il "che" è un avverbio esclamativo, che precede una proposizione esclamativa. "Che bello!" è una vera e propria proposizione principale. Non bisogna lasciarsi ingannare dal fatto che manchi il verbo. E', infatti, sottinteso il verbo "è". Proviamo a fare l'analisi logica. Che=avverbio esclamativo; bello=predicato nominale; (è)=copula, sottintesa; (questo)=soggetto, sottinteso.
"Che pago?". Questo "che" sostituisce l'avverbio quantitativo "quanto". La proposizione è interrogativa, principale.
Infine, il "che" con valore di pronome relativo. "Il film, che ho visto ieri sera, era davvero bello".
"Il signore, che è entrato nel bar, è un mio vecchio amico". "Compra un po' di pane, che sia fresco".
Analisi del periodo:
Il film era molto bello=proposizione principale affermativa, reggente della successiva subordinata;
che ho visto ieri sera=proposizione secondaria relativa, subordinata di primo grado alla principale.
Il signore è un mio vecchio amico=proposizione principale affermativa, reggente della successiva subordinata;
che è entrato nel bar=proposizione secondaria relativa, subordinata di primo grado alla principale.
E ora attenzione!
Compra un po' di pane=proposizione principale imperativa, reggente della successiva subordinata;
che sia fresco=proposizione secondaria relativa con valore di proposizione finale, subordinata di porimo grado alla principale.
Perchè proposizione relativa con valore finale? In questo caso, il "che" significa "il quale", ma anche "affinchè". Cioè, regge una proposizione che è, al contempo, relativa e finale. E, infatti, in quanto finale, coniuga il proprio verbo al congiuntivo.
In analisi logica, il "che" della prima proposizione è un complemento oggetto; il "che" della seconda, un soggetto; il "che" della terza un soggetto
E COL "CHE", PER OGGI, CI FERMIAMO QUI.
středa 9. října 2013
LINGUA ITALIANA
VARIAZIONI SUL TEMA
L'ablativo assoluto
Esiste una forma italiana dell'ablativo assoluto latino?
Se dico: La criniera al vento, i cavalli solcavano la prateria.
Cos'è quel "la criniera al vento"? E' una vera e propria proposizione indipendente, cioè per nulla affatto subordinata rispetto alla proposizione successiva. Dunque, una parafrasi italiana di ciò che, in latino, chiamiamo ablativo assoluto. Il verbo sottinteso è il gerundio "essendo" e non, come si potrebbe credere, il gerundio "avendo". Abbiamo, dunque, in questa espressione, due soggetti distinti: "la criniera" è il soggetto della prima proposizione; "i cavalli" è il soggetto della seconda proposizione. Entrambe le proposizioni sono principali, seppur con coordinate e sintatticamente differenti.
I sostantivi "pluralia tantum"
Esistono dei sostantivi aventi solo la forma singolare. Altri hanno solo la forma plurale. Sono, appunto, i cosiddetti "pluralia tantum". Uno di questi è "assise". Molto usato, soprattutto dai pennivendoli (alias "giornalisti") in preda alla boria di esibire una loro presunta eruzione. Peccato, però, che non lo sappiano usare per nulla. Scrivono "l'assise", come se si trattasse di un singolare. Una volta mi è, addirittura, capitato di leggere "le assisi", cioè il plurale di un inesistente singolare.
"Assise" è un plurale. E, pertanto, va usato solo al plurale. Es.: Si sono svolte ieri le assise parlamentari. Oppure: Ho preso parte alle assise congressuali, ecc.
Considerazioni sull'analisi del periodo
"Voglia il cielo!" - "Volesse il cielo!"
"Venga pure a piovere! Io uscirò senza l'ombrello" - "Venisse pure a piovere! Io uscirò senza l'ombrello!"
Qual'è la differenza logica e periodale di queste espressioni?
Analizziamo. "Voglia il cielo!" esprime un'esortazione al cielo. Dunque, è una proposizione esortativa e, come tale, essa regge il presente congiuntivo. "Volesse il cielo!" più che un'esortazione, esprime un mio desiderio individuale, che prescinde dalle reali intenzioni del cielo. Anzi, la mia percezione è che il cielo sia più propenso a non volere che a volere. Siamo, pertanto, in presenza di una proposizione desiderativa (o ottativa), che, come tale, richiede l'uso dell'imperfetto congiuntivo, pur essendo - in termini logici - riferita al presente.
Nel caso di "venga a piovere!" e "venisse a piovere" siamo, invece, di fronte a due vere e proprie proposizioni ipotetiche (l'una di primo grado, l'altra di secondo grado) espresse in modo esclamativo. Sono, cioè, delle proposizioni principali, non secondarie (o dipendenti). Se fossero espresse in modo semplicemente ipotetico (e non esclamativo), sarebbero proposizioni dipendenti. E, cioè, suonerebbero così:
"Se viene a piovere, uscirò senza l'ombrello"; "Se venisse a piovere, uscirei senza l'ombrello".
VARIAZIONI SUL TEMA
L'ablativo assoluto
Esiste una forma italiana dell'ablativo assoluto latino?
Se dico: La criniera al vento, i cavalli solcavano la prateria.
Cos'è quel "la criniera al vento"? E' una vera e propria proposizione indipendente, cioè per nulla affatto subordinata rispetto alla proposizione successiva. Dunque, una parafrasi italiana di ciò che, in latino, chiamiamo ablativo assoluto. Il verbo sottinteso è il gerundio "essendo" e non, come si potrebbe credere, il gerundio "avendo". Abbiamo, dunque, in questa espressione, due soggetti distinti: "la criniera" è il soggetto della prima proposizione; "i cavalli" è il soggetto della seconda proposizione. Entrambe le proposizioni sono principali, seppur con coordinate e sintatticamente differenti.
I sostantivi "pluralia tantum"
Esistono dei sostantivi aventi solo la forma singolare. Altri hanno solo la forma plurale. Sono, appunto, i cosiddetti "pluralia tantum". Uno di questi è "assise". Molto usato, soprattutto dai pennivendoli (alias "giornalisti") in preda alla boria di esibire una loro presunta eruzione. Peccato, però, che non lo sappiano usare per nulla. Scrivono "l'assise", come se si trattasse di un singolare. Una volta mi è, addirittura, capitato di leggere "le assisi", cioè il plurale di un inesistente singolare.
"Assise" è un plurale. E, pertanto, va usato solo al plurale. Es.: Si sono svolte ieri le assise parlamentari. Oppure: Ho preso parte alle assise congressuali, ecc.
Considerazioni sull'analisi del periodo
"Voglia il cielo!" - "Volesse il cielo!"
"Venga pure a piovere! Io uscirò senza l'ombrello" - "Venisse pure a piovere! Io uscirò senza l'ombrello!"
Qual'è la differenza logica e periodale di queste espressioni?
Analizziamo. "Voglia il cielo!" esprime un'esortazione al cielo. Dunque, è una proposizione esortativa e, come tale, essa regge il presente congiuntivo. "Volesse il cielo!" più che un'esortazione, esprime un mio desiderio individuale, che prescinde dalle reali intenzioni del cielo. Anzi, la mia percezione è che il cielo sia più propenso a non volere che a volere. Siamo, pertanto, in presenza di una proposizione desiderativa (o ottativa), che, come tale, richiede l'uso dell'imperfetto congiuntivo, pur essendo - in termini logici - riferita al presente.
Nel caso di "venga a piovere!" e "venisse a piovere" siamo, invece, di fronte a due vere e proprie proposizioni ipotetiche (l'una di primo grado, l'altra di secondo grado) espresse in modo esclamativo. Sono, cioè, delle proposizioni principali, non secondarie (o dipendenti). Se fossero espresse in modo semplicemente ipotetico (e non esclamativo), sarebbero proposizioni dipendenti. E, cioè, suonerebbero così:
"Se viene a piovere, uscirò senza l'ombrello"; "Se venisse a piovere, uscirei senza l'ombrello".
Přihlásit se k odběru:
Příspěvky (Atom)